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Tag: Salumi

Tra salumi e tradizione, alla scoperta dell’arte Norcina del Friuli!

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare. Immaginate valli verdissime, accarezzate da brezze che profumano di resina e di mare. Sentite il calore di un focolare acceso, il vociare allegro di una festa di paese, l’aroma inconfondibile di spezie e carni che stagionano lentamente, con la pazienza che solo i saperi antichi conoscono.

Questo non è solo un sogno, è l’essenza più profonda della norcineria friulana, un’arte che è poesia, un patrimonio di gesti e sapori che affonda le sue radici in una storia orgogliosa e tenace.

La norcineria in Friuli Venezia Giulia non è semplicemente la produzione di salumi; è un rito che celebra la terra, la famiglia e la comunità. È un legame indissolubile con il “purcit“, il maiale, allevato per secoli nelle campagne e nelle montagne di questa regione straordinaria. Un tempo, la macellazione del maiale, “il purcità”, era un vero e proprio evento che riuniva famiglie e vicini, un momento di festa e di condivisione che garantiva sostentamento per l’inverno.

Dal maiale, animale generoso, non si buttava via nulla, in un’economia circolare ante litteram che oggi chiameremmo sostenibilità, ma che per i nostri nonni era semplicemente buonsenso. Ogni parte veniva trasformata con maestria in prelibatezze capaci di raccontare, a ogni assaggio, la storia di questo popolo fiero.

Il San Daniele DOP: dolcezza e magia tra le alpi e il mare!

San Daniele del Friuli
San Daniele del Friuli

Stagionatura dei prosciutti a San Daniele
Stagionatura dei prosciutti a San Daniele del Friuli

In questo viaggio emozionale nel cuore della norcineria friulana, la prima tappa non può che essere San Daniele del Friuli, un piccolo borgo adagiato su una collina morenica, dove accade una vera e propria magia. ✨ Qui nasce il Prosciutto di San Daniele DOP, un’eccellenza conosciuta e amata in tutto il mondo. Ma qual è il suo segreto? È una combinazione irripetibile di fattori: le cosce di suini nati e allevati rigorosamente in Italia, il sale marino e, soprattutto, il microclima unico di questa zona.

👉🏻 Le brezze fresche che scendono dalle Alpi Carniche si incontrano con quelle più calde e umide provenienti dall’Adriatico, creando le condizioni perfette per una stagionatura lenta e naturale.

La produzione del Prosciutto di San Daniele DOP, tra l’altro, deve seguire un attentissimo disciplinare, che regolamenta tutto il processo, dalla zona di produzione, alle materie prime, alle tecniche, e molto altro. Se sei curioso/a.. puoi consultare il disciplinare completo e dettagliato, qui! 👉🏻 DISCIPLINARE DI PRODUZIONE

La storia del San Daniele è antichissima, si parla addirittura dei Celti, e nel corso dei secoli ha deliziato i palati di patriarchi, nobili e persino dei padri conciliari riuniti a Trento, che ne fecero largo consumo.

La sua lavorazione è un rituale che si tramanda da generazioni: la salagione, la pressatura che gli conferisce la tipica forma a chitarra, il riposo e la lunga stagionatura, MAI inferiore ai 13 mesi.

Prosciutto San Daniele DOP affettato
Prosciutto San Daniele DOP affettato

Il risultato è un prosciutto dal sapore dolce e delicato, con un profumo intenso e persistente che conquista al primo assaggio. 🥰 Ogni fetta, di un bel colore rosso-rosato striato di bianco candido, si scioglie in bocca, regalando un’emozione che è difficile da descrivere a parole. È un’esperienza sensoriale che parla di tradizione, di cura e di un amore infinito per il proprio lavoro.

Il Prosciutto crudo di San Daniele DOP che trovi sul nostro shop online, è prodotto con materie prime rigorosamente selezionate, dalle cosce suine al sale marino, e stagionato totalmente al naturale, sfruttando l’incredibile microclima di San Daniele.

Vuoi saperne di più? Guarda il video.. Alessio Prolongo, del Prosciuttificio Prolongo, ci spiega come avviene ancora oggi questa magia!

 

il Salame friulano: l’anima conviviale della regione 😋

Salame Friulano
Salame Friulano

Se il San Daniele è il re indiscusso, il salame è senza dubbio l’anima più conviviale e popolare della norcineria friulana. In ogni famiglia, in ogni “frasca” (le tipiche osterie contadine), c’è sempre un salame pronto per essere affettato e condiviso. 

La sua produzione è un’arte che varia leggermente da zona a zona, quasi da famiglia a famiglia, ma che parte sempre da carni suine scelte, macinate e impastate con sale, pepe e, spesso, aglio lasciato macerare nel vino.🍷

La stagionatura, che può durare da due a tre mesi, e in alcuni casi anche un’affumicatura leggera con legni aromatici, gli conferisce un profumo intenso e un sapore aromatico inconfondibile. La sua consistenza morbida ma compatta lo rende perfetto da gustare da solo, con una fetta di pane casereccio, ma anche in ricette tradizionali che sanno di casa e di festa.

Una delle più celebri è il “salam tal aset“, il salame cotto nell’aceto con la cipolla, (per gli amanti dei sapori forti, una squisitezza!), un piatto povero ma incredibilmente gustoso, che scalda il cuore e racconta la creatività della cucina friulana.

la Soppressa: morbidezza e sapore intenso 🤤

Soppressa Friulana
Soppressa Friulana

Accanto al salame, un posto d’onore spetta alla soppressa, un insaccato che conquista per la sua morbidezza e il suo gusto avvolgente. Considerata più pregiata del salame, la soppressa viene prodotta con i tagli migliori del maiale, come lombo, spalla e coscia, macinati a grana media o grossa. L’impasto viene poi insaporito con sale, pepe e un immancabile tocco d’aglio.

La sua particolarità risiede nell’essere insaccata in budelli naturali di dimensioni maggiori rispetto a quelli del salame, il che richiede una stagionatura più lunga, che può arrivare anche a un anno!

Questo lento riposo in cantine fresche e umide permette alla soppressa di sviluppare un profumo intenso e una consistenza tenerissima, che si scioglie letteralmente in bocca. Tagliata a fette spesse, è l’antipasto perfetto, magari accompagnata da un calice di vino rosso robusto, formaggi locali e sottaceti! 🍷 

Sul nostro shop trovi la Soppressa Pantarotto, una Soppressa con la S maiuscola. Preparata con carni scelte da filiera friulana, controllata, e lavorata con metodo e passione.

l’Ossocollo: un cuore tenero da scoprire fetta dopo fetta 💖

Ossocollo Friulano, Salumificio Pantarotto
Ossocollo Friulano, Salumificio Pantarotto

L’ossocollo, o “socòl” in friulano, è un altro gioiello della norcineria locale, un salume stagionato che si ricava dal muscolo del collo del maiale (da qui il nome!).

La sua preparazione è un’arte che richiede maestria e pazienza. La carne, con il suo naturale equilibrio tra parte magra e grassa, viene massaggiata a mano con sale e pepe, per poi essere insaccata e legata strettamente.

La stagionatura, che dura almeno quattro mesi, avviene in cantine dove l’umidità e la temperatura sono costantemente controllate. È questo lento processo che permette all’ossocollo di sviluppare il suo caratteristico profumo e il suo sapore delicato e leggermente speziato. Al taglio, le fette rivelano un mosaico di rosso intenso e bianco, una promessa di morbidezza che viene mantenuta a ogni assaggio. L’alternanza tra magro e grasso lo rende incredibilmente tenero, un vero piacere per il palato. 🥰

la Pitina: la polpetta… che non è un salame! 😲

E ora, preparatevi a scoprire un prodotto unico, che sfida ogni classificazione: la Pitina IGP.

Pitina
Pitina

Attenzione, non chiamatela salame, perché la Pitina è molto di più. È una “polpetta di carne affumicata”, un’invenzione geniale nata dalla necessità di conservare la carne nelle valli più remote della Val Tramontina, Valcellina e Val Colvera. Le sue origini risalgono almeno all’Ottocento, quando i budelli per insaccare erano una rarità e l’ingegno doveva sopperire alla mancanza di risorse.

La Pitina, che ha ottenuto il prestigioso marchio IGP, si prepara con carni di ovino, caprino o selvaggina (camoscio, capriolo, cervo), a volte “ingentilite” con una piccola parte di maiale. Le carni vengono tritate, impastate con sale, spezie ed erbe aromatiche di montagna, e poi modellate a mano a forma di polpetta. L’involucro? Non un budello, ma una semplice panatura di farina di mais, che la protegge e contribuisce al suo sapore unico. Segue poi un’affumicatura con legni locali, come il pino mugo, e una breve stagionatura.

Il risultato è un prodotto dal sapore selvatico e intenso, con note affumicate e speziate che raccontano la montagna. Si può gustare cruda, a fette sottili, oppure cotta, magari nel latte o in un brodo di polenta, come vuole la tradizione. La Pitina è l’emblema della resilienza e della creatività del popolo friulano, un tesoro gastronomico che era un piatto povero e che oggi è diventato un’icona gourmet.

Vuoi sapere di più sulla Pitina e le sue origini? leggi questo articolo! 👉🏻 Pitina IGP, storia e curiosità!

la Pancetta arrotolata: una spirale di dolcezza 🌀

Pancetta arrotolata
Pancetta arrotolata

Il nostro viaggio si conclude con una spirale di pura golosità: la pancetta arrotolata.

Ottenuta dalla parte ventrale del maiale, viene rifilata, salata, speziata e poi arrotolata con maestria prima di essere insaccata. La stagionatura, che può durare diversi mesi, è un processo lento che si svolge in ambienti freschi e ben areati, permettendo alla pancetta di sviluppare la sua caratteristica dolcezza e il suo profumo delicato.

Tagliata sottile, quasi trasparente, la pancetta arrotolata si scioglie in bocca, con le sue venature di grasso nobile che avvolgono il palato in un abbraccio di sapore.

È perfetta per arricchire un tagliere di salumi, per avvolgere arrosti o semplicemente da gustare su una fetta di pane caldo. 🤤

Un’idea per una ricetta semplice, veloce.. ed incredibilmente buona, con la pancetta? Guarda il video!

Un patrimonio da celebrare e custodire 🎉

La norcineria friulana è un mondo fatto di sapori autentici, di storie tramandate e di una passione che si rinnova ogni giorno. È un patrimonio culturale che viene celebrato in numerose sagre e feste di paese, come “Aria di Festa” a San Daniele del Friuli, “Fums, profums e salums” a Sutrio o la “Festa della Pitina” a Tramonti di Sopra, occasioni uniche per immergersi in questa tradizione e assaporarne i frutti.

Dietro a ogni fetta di prosciutto, a ogni salame, a ogni pezzo di pancetta, c’è il lavoro di artigiani che, con gesti antichi e sapienti, trasformano la materia prima in pura poesia. C’è l’amore per una terra che sa donare prodotti di qualità eccezionale e c’è l’orgoglio di portare avanti una tradizione che è l’anima stessa del Friuli. ❤️

Lasciatevi conquistare da questi sapori, lasciate che vi raccontino la loro storia. Non ve ne pentirete. 😉

Prosciutto San Daniele DOP: un viaggio millenario nel sapore autentico del friuli

Nel vasto e celebrato panorama delle eccellenze gastronomiche italiane, il Prosciutto San Daniele DOP si erge con indiscussa maestosità, non semplicemente come un salume, ma come un autentico vessillo del gusto, un ambasciatore della raffinata sapienza artigianale che da secoli fiorisce e si tramanda nel cuore pulsante del Friuli Venezia Giulia, conquistando i palati più esigenti in ogni angolo del globo. Parliamo di un’esperienza sensoriale che va ben oltre il semplice assaggio, una sinfonia di aromi e sapori capace di sedurre grazie alla sua dolcezza inconfondibile e persistente, al suo profumo etereo e delicato che evoca ricordi ancestrali, e a quella sua consistenza sublime, quasi eterea, che si dissolve letteralmente in bocca, lasciando un’impronta di pura delizia.

Ma quali sono i segreti gelosamente custoditi dietro questa prelibatezza così rinomata? Vi invitiamo ad accompagnarci in un affascinante e approfondito viaggio alla scoperta della sua storia millenaria, delle sue caratteristiche organolettiche uniche, e dei dettagli più intimi e cruciali della sua produzione, un percorso che svela l’anima di un territorio e la passione dei suoi artigiani.

Un legame indissolubile con il territorio: la storia millenaria e le radici profonde del San Daniele

Le origini del Prosciutto di San Daniele si perdono nelle nebbie di un passato lontano, testimoniando un legame viscerale, profondo e indissolubile con la terra friulana, un vero e proprio patto con la natura. Già le antiche popolazioni celtiche, che con saggezza scelsero di insediarsi in queste fertili zone collinari, avevano sviluppato e perfezionato sofisticate tecniche di conservazione delle carni suine, facendo un uso sapiente e misurato del sale, elemento prezioso e fondamentale. Con l’avvento dell’epoca romana, la cittadina di San Daniele del Friuli, grazie alla sua posizione strategica, assunse un ruolo di crescente importanza, trasformandosi progressivamente in un vivace e dinamico crocevia commerciale, un luogo dove l’arte della norcineria iniziava a delinearsi con contorni sempre più precisi e riconoscibili, gettando le basi per una tradizione destinata a durare.

La fama di questo prosciutto eccezionale, si è andata consolidando e diffondendo attraverso i secoli, come attestano inequivocabilmente numerosi e preziosi documenti storici. Fin dal Medioevo, le cosce stagionate provenienti da San Daniele erano considerate un dono di raro pregio, un omaggio degno delle mense più illustri e dei banchetti più sontuosi. Il potente Patriarcato di Aquileia, entità ecclesiastica e politica di grande influenza all’epoca, ne era un fervente e dichiarato estimatore, e le cronache narrano che persino durante il celebre Concilio di Trento, svoltosi nel lontano 1563, i prelati e i dignitari convenuti da tutta Europa ricevessero in omaggio queste prelibatezze come segno tangibile di ospitalità squisita e di indiscussa raffinatezza culinaria.

Stagionatura dei prosciutti a San DanieleTuttavia, è fondamentale comprendere che la vera, insostituibile alchimia che permette la nascita e la perfetta maturazione di un prodotto così sublime risiede in un fattore ambientale unico al mondo: il microclima irripetibile che caratterizza la cittadina di San Daniele del Friuli. Questa piccola e suggestiva altura morenica, dolcemente adagiata nel cuore geografico della regione, beneficia di un incontro tanto raro quanto benefico di correnti d’aria: le brezze tiepide e cariche di salsedine, provenienti dal vicino Mar Adriatico, risalgono lentamente e costantemente il corso sinuoso del fiume Tagliamento, mescolandosi in un abbraccio armonioso con i venti più freschi, secchi e purificanti che discendono dalle maestose Alpi Carniche. Questa continua e delicata ventilazione naturale, unita a un grado di umidità ottimale e costante durante tutto l’anno, crea le condizioni ambientali perfette, quasi magiche ✨, per una stagionatura del tutto naturale, lenta, graduale e progressiva, elemento cardine e imprescindibile della sua qualità superiore e del suo sapore inconfondibile.

Le caratteristiche organolettiche inconfondibili che definiscono l’anima del San Daniele DOP

Riconoscere un autentico Prosciutto San Daniele DOP è un’esperienza che coinvolge e gratifica profondamente ogni senso, svelando un profilo organolettico di rara eleganza e complessità.

Prosciutto intero Prolongo con zampinoIn primo luogo, la sua forma è immediatamente distintiva e iconica, assomigliando in modo suggestivo a quella di una chitarra o di un mandolino, risultato armonioso di una delicata e sapiente pressatura che avviene durante le prime, cruciali fasi della lavorazione. Un altro dettaglio visivo inconfondibile, quasi un sigillo di autenticità, è la presenza dello “zampino”, ovvero la parte terminale integra della zampa del suino, mantenuta non solo per un profondo e radicato rispetto della tradizione secolare, ma anche per precise e funzionali ragioni pratiche: esso facilita infatti il naturale drenaggio dell’umidità interna residua della coscia e, al contempo, permette una più agevole e sicura manipolazione del prosciutto durante le lunghe e pazienti fasi di stagionatura.

Prosciutto San Daniele DOP affettatoPassando poi all’esame visivo di una fetta appena tagliata, sottile come un velo, si può ammirare il colore vibrante e invitante della parte magra, che si presenta di un rosso-rosato intenso, vivo e uniforme, splendidamente e armoniosamente intervallato dal bianco candido, quasi niveo, e puro del grasso di copertura e delle delicate, sottili venature interne, indice di una corretta alimentazione e di una marezzatura ideale. L’esperienza olfattiva è un preludio fondamentale all’assaggio: il profumo che si sprigiona è un invito irresistibile, un aroma delicato, soave, quasi etereo, con una dolcezza di fondo che può evocare con sorprendente chiarezza sentori di frutta secca tostata, come la mandorla o la nocciola, note fragranti e confortanti di pane appena sfornato o persino un leggero e intrigante ricordo di malto d’orzo.

È importante sottolineare che, con il lento e saggio progredire della stagionatura, questo bouquet aromatico si arricchisce e si intensifica ulteriormente, diventando ancora più complesso, sfaccettato e avvolgente. Infine, il momento culminante, l’assaggio: è qui che il San Daniele DOP esprime tutta la sua grandezza e la sua unicità. Una dolcezza equilibrata, elegante e sorprendentemente persistente domina il palato, accarezzandolo con garbo, accompagnata da una sapidità gentile, mai invadente o aggressiva, che stuzzica e completa il profilo gustativo senza mai sovrastarlo. La sua morbidezza è divenuta leggendaria, quasi proverbiale; la fetta, idealmente sottilissima, si scioglie letteralmente e voluttuosamente in bocca 🥰, rilasciando un retrogusto piacevole, pulito, elegante e incredibilmente duraturo che invita irresistibilmente a un nuovo assaggio, in un circolo virtuoso di piacere.

Materie prime d’eccellenza assoluta: Il segreto fondamentale della Qualità Superiore

La straordinaria e universalmente riconosciuta qualità del Prosciutto San Daniele DOP si fonda su un pilastro inscalfibile: un disciplinare di produzione estremamente rigoroso e dettagliato, che non ammette alcuna deroga, scorciatoia o compromesso. La sua grandezza risiede in una semplicità quasi disarmante, poiché solo due ingredienti sono permessi e necessari per la sua creazione. Il primo, e più importante, sono le cosce fresche di Suino Pesante Italiano, che devono tassativamente provenire da suini nati, allevati e macellati esclusivamente all’interno di un’area geografica ben definita, che comprende dieci regioni del Centro-Nord Italia, specificate dal Consorzio: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Le razze suine ammesse sono principalmente la Large White Italiana, la Landrace Italiana e la Duroc Italiana, o altre razze compatibili con gli obiettivi del Libro Genealogico Italiano per il suino pesante.

L’alimentazione di questi suini è attentamente controllata e segue precise direttive, per garantire carni di altissima qualità, mature e con il giusto equilibrio tra parte magra e grassa. Il secondo ingrediente è il sale marino italiano, un elemento essenziale non solo per la corretta conservazione naturale della carne, ma anche per conferire quel tocco di sapidità delicata e caratteristica che esalta e bilancia la dolcezza intrinseca della carne suina.

È cruciale ribadire con forza un aspetto fondamentale che distingue il San Daniele: nessun tipo di conservante chimico, additivo, nitrito o nitrato è ammesso né tollerato nella sua produzione. La magia, se così si può definire, avviene esclusivamente grazie all’azione combinata della natura, al lento scorrere del tempo e alla sapienza artigianale tramandata.

Le peculiarità della lavorazione: un’arte antica tramandata con passione e rigore

Lavorazione del prosciutto con sale marino italianoIl processo di produzione del Prosciutto San Daniele DOP è molto più di una semplice sequenza di operazioni; è un vero e proprio rituale, un’arte antica che si tramanda con devozione e passione di generazione in generazione, affinata e perfezionata dall’esperienza secolare di maestri prosciuttai. Ogni fase è eseguita con cura meticolosa, seguendo i dettami del disciplinare e i segreti del mestiere. Il viaggio inizia con un rigoroso controllo e una scrupolosa selezione delle cosce fresche: solo quelle che rispettano precisi standard di peso, conformazione e qualità del grasso possono aspirare a diventare San Daniele. Segue la fase della salagione, un momento cruciale in cui le cosce vengono cosparse manualmente con sale marino. La quantità di sale e il tempo di permanenza sotto sale sono calibrati con estrema precisione, in funzione del peso della singola coscia, generalmente per un periodo corrispondente a circa un giorno per ogni chilogrammo di peso della carne.

Successivamente, le cosce affrontano la pressatura, una fase distintiva e caratterizzante del San Daniele, che non solo conferisce al prosciutto la sua tipica ed elegante forma a chitarra, ma favorisce anche una penetrazione più uniforme e profonda del sale all’interno delle masse muscolari e contribuisce all’eliminazione dell’umidità residua, preparando la coscia per la lunga stagionatura. Dopo la pressatura, le cosce vengono lasciate a riposo in appositi locali a temperatura e umidità controllate, per consentire al sale di distribuirsi omogeneamente e di iniziare la sua azione conservante e disidratante. Si procede poi con il lavaggio, per eliminare il sale superficiale in eccesso, e con una prima fase di asciugatura.

Arriviamo quindi al cuore pulsante dell’intero processo: la stagionatura. Questa è la fase più lunga e delicata, durante la quale il prosciutto sviluppa il suo aroma e il suo sapore unici. Le cosce vengono appese su tradizionali scalere di legno in ampi saloni di stagionatura, locali ben aerati dove il microclima unico di San Daniele del Friuli può svolgere il suo ruolo insostituibile, accarezzando e maturando lentamente i prosciutti. Molti prosciuttifici storici, come il Prosciuttificio Prolongo, enfatizzano una stagionatura “secondo natura”, affidandosi alle numerose finestre dei loro locali per regolare il flusso d’aria e sfruttare al meglio le variazioni stagionali, proprio come si faceva un tempo. La stagionatura minima prevista dal disciplinare è di tredici mesi, calcolati a partire dalla data di prima salagione.

Sugnatura del prosciuttoDurante questo lungo periodo, avviene un’altra operazione caratteristica e fondamentale: la “sugnatura”. La parte muscolare scoperta del prosciutto, quella non protetta dalla cotenna, viene ricoperta manualmente con un impasto semplice e naturale, composto da sugna (grasso suino purificato) e farina di riso o di frumento. Questo strato protettivo ha il duplice scopo di impedire un eccessivo e troppo rapido essiccamento della superficie della carne e di mantenerla morbida, favorendo una maturazione uniforme.

Al termine del lungo periodo di stagionatura, ogni singolo prosciutto viene sottoposto a un controllo finale da parte di esperti ispettori di un ente terzo, autorizzato dal Ministero. Attraverso la “puntatura”, un esame olfattivo condotto con un sottile ago di osso di cavallo in punti specifici della massa muscolare, si valuta la qualità e la maturazione del prodotto. Solo i prosciutti che superano brillantemente tutti i controlli e rispondono pienamente ai requisiti del disciplinare vengono ritenuti idonei e possono fregiarsi del prestigioso marchio a fuoco del Consorzio del Prosciutto di San Daniele. Questo marchio, che raffigura la coscia stilizzata con la sigla SD all’interno e la data di inizio lavorazione, è la garanzia assoluta di autenticità, tracciabilità e rispetto del metodo produttivo tradizionale, come ben evidenziato sul sito ufficiale del Consorzio del Prosciutto di San Daniele. Riconoscere e gustare l’autentico San Daniele DOP

Prosciutto crudo San Daniele prolongo DOP a fette su un taglierePer essere certi di acquistare un autentico Prosciutto San Daniele DOP, oltre a ricercare l’inconfondibile marchio a fuoco del Consorzio sulla cotenna, è utile osservare anche il tatuaggio indelebile apposto dall’allevatore, che indica la provincia di provenienza, il codice dell’allevamento e il mese di nascita del suino, nonché il sigillo del macello. Questi elementi testimoniano la completa tracciabilità della filiera.

Per gustare appieno la magnificenza del San Daniele, è consigliabile affettarlo, rigorosamente a macchina o con un coltello ben affilato, in fette sottilissime, quasi trasparenti. È fondamentale servirlo a temperatura ambiente, poiché il freddo del frigorifero ne mortificherebbe gli aromi delicati e la complessità del sapore. La sua naturale dolcezza lo rende perfetto da gustare in purezza, magari accompagnato da pane casereccio fragrante, da grissini croccanti, o in abbinamenti classici e sempre vincenti con la dolcezza del melone 🍈 o dei fichi freschi. Dal punto di vista enologico, si sposa magnificamente con i vini bianchi secchi, freschi e aromatici tipici del Friuli Venezia Giulia, come un elegante Friulano, una vivace Ribolla Gialla o un profumato Sauvignon 🥂.

Uno sguardo da vicino: la tradizione del Prosciuttificio Prolongo

Per toccare con mano questa dedizione e comprendere appieno il processo artigianale, vi invitiamo a guardare questo affascinante video realizzato da Fattorie Friulane, che ci porta all’interno dello storico Prosciuttificio Prolongo.

Foto storica prosciuttificio prolongoQui, Alessio Prolongo, che porta avanti la tradizione di famiglia iniziata dal nonno Giovanni negli anni ’50, ci illustra la filosofia di una stagionatura che segue i ritmi della natura, sfruttando il microclima di San Daniele attraverso la sapiente gestione delle finestre, senza l’ausilio di climatizzazione forzata. Viene mostrata la cura nella sugnatura, l’importanza della materia prima friulana e l’utilizzo di un sale marino proveniente da un parco naturale, dettagli che esaltano ulteriormente la qualità e l’unicità del loro San Daniele DOP.

Guardate il video qui: 

Un Patrimonio da tutelare, valorizzare e condividere!

prosciutto San Daniele DOPIl Prosciutto San Daniele DOP trascende la sua natura di semplice prodotto alimentare per elevarsi a simbolo di storia, cultura, tradizione e passione incrollabile. È il frutto prezioso di un ambiente naturale irripetibile, di un microclima generoso e di un sapere artigianale che si è affinato e perfezionato con pazienza e dedizione attraverso i secoli. Scegliere di portare in tavola un Prosciutto San Daniele DOP significa abbracciare un pezzo autentico e vibrante d’Italia, regalarsi un’esperienza di gusto sublime che racconta l’amore incondizionato per la qualità, il profondo rispetto per i ritmi della natura e la custodia di un’eredità gastronomica di valore inestimabile.

Pitina IGP, storia e curiosità!

Mai sentita nominare? Beh.. in questo articolo te la introduciamo noi! Stiamo parlando della “misconosciuta” Pitina IGP! Un salume friulano tipico di alcune zone montane del Friuli Venezia Giulia!

Ma.. dove nasce di preciso?

val tramontina

La Pitina, chiamata anche Peta o Petuccia, è una “polpetta di carne affumicata” tipica delle Prealpi Carniche in Friuli Venezia Giulia. Ha origine nelle zone montane della Regione, in particolare nelle valli della Val Tramontina, Valcellina e Val Colvera.

Le origini della Pitina risalgono almeno all’inizio dell’Ottocento, quando gli abitanti delle borgate di Frassaneit, nell’attuale comune di Tramonti di Sopra, la inventarono per conservare la carne. Queste zone sono state proprio identificate come il luogo di origine della Pitina nel 1800. Ancora oggi, Tramonti di Sopra ospita la “Festa della Pitina”, dal 1969.

 

Dove si produce oggi per ottenere il marchio IGP

logo igpOggi, la produzione della Pitina IGP, per poter ottenere questo riconoscimento di qualità, deve attenersi a quanto stabilito dal disciplinare di produzione. Questo documento indica anche quali carni sono ammesse per la sua preparazione e delimita l’area geografica di produzione.

Ecco le informazioni principali:
Area Geografica: La Pitina IGP può essere prodotta esclusivamente nella provincia di Pordenone, in particolare nei territori comunali di Andreis, Barcis, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Erto e Casso, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto.
Lavorazione: Mentre un tempo la lavorazione avveniva nelle cucine o nei “camarin” delle case, oggi si svolge nei laboratori delle macellerie, seguendo le norme igienico-sanitarie. L’affumicatura, tradizionalmente fatta nei camini domestici, si effettua in appositi affumicatoi in acciaio.
Tradizione e Innovazione: Nonostante l’evoluzione delle tecniche di produzione, la Pitina IGP mantiene un forte legame con il territorio e le sue tradizioni. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, prevede l’utilizzo di ingredienti semplici e genuini, provenienti dalle vallate circostanti.

Per quale motivo nasce?

La Pitina nasce dalla necessità delle popolazioni montane del Friuli Venezia Giulia di conservare la carne il più a lungo possibile, soprattutto durante l’inverno, quando le risorse erano scarse.
Ecco i motivi principali:

Mancanza di sale: La posizione geografica delle valli, lontane dal mare, rendeva difficile e costoso l’approvvigionamento del sale, principale metodo di conservazione delle carni a quei tempi.
Abbondanza di selvaggina e animali da allevamento: La caccia e l’allevamento di ovini, caprini e suini fornivano una fonte di carne che doveva essere conservata per essere consumata durante tutto l’anno.
Scoperta dell’affumicatura: L’affumicatura, tecnica di origine celto-germanica, si è rivelata un metodo efficace per conservare la carne, sfruttando il fumo prodotto dai focolari domestici, sempre accesi durante i mesi freddi.
Sfruttamento degli scarti: La Pitina permetteva di utilizzare anche le parti meno pregiate della carne, come quelle di scarto o provenienti da animali feriti o macellati per necessità.
Farina di mais come involucro: La farina di mais, ingrediente tipico delle zone montane, veniva utilizzata come involucro per le polpette di carne, in mancanza di budelli difficili da reperire.
La Pitina rappresenta quindi un esempio di come le popolazioni montane abbiano saputo sfruttare al meglio le risorse a disposizione, trasformando una necessità in una prelibatezza gastronomica.

carni    

Come degustare la Pitina IGP?

La Pitina, salume affumicato originario delle valli del pordenonese, si presta a diverse modalità di degustazione, sia come ingrediente principale che come accompagnamento ad altri sapori.
Ecco alcuni suggerimenti su come gustare al meglio la Pitina:
Cruda: Tagliata a fette sottili, la Pitina può essere gustata come antipasto o merenda, accompagnata da pane casereccio, formaggi freschi o stagionati e un buon bicchiere di vino rosso friulano.
Nel brodo: Un piatto tradizionale è la Pitina nel brodo di polenta, dove le fette di Pitina vengono aggiunte al brodo caldo, rilasciando il loro sapore intenso e aromatico.
Con la polenta: La Pitina si sposa perfettamente con la polenta, sia calda che fredda. Si può servire sbriciolata sulla polenta morbida, oppure a fette come accompagnamento a una polenta più consistente.
Nelle zuppe o nei piatti a base di orzo: La Pitina può essere utilizzata per insaporire zuppe di verdure, orzotti o legumi, aggiungendola a cubetti durante la cottura.
Alla brace: Un’altra modalità di degustazione è cuocere la Pitina alla brace, ottenendo un sapore ancora più intenso e una consistenza leggermente croccante. Si può servire con un contorno di verdure grigliate.
Scottata nell’aceto: Simile alla preparazione del salame con l’aceto, tipico del Friuli Venezia Giulia, la Pitina scottata nell’aceto è un piatto saporito e stuzzicante

Ricette gourmet: Negli ultimi anni, la Pitina ha conquistato anche la cucina gourmet, diventando protagonista di piatti creativi e raffinati, come risotti, pasta fresca e secondi piatti.

Abbinamenti: Per esaltare il sapore deciso della Pitina, si consigliano vini rossi corposi e strutturati, come il Refosco dal Peduncolo Rosso o il Schiopettino, oppure vini bianchi morbidi e aromatici, come il Verduzzo Friulano o la Ribolla Gialla.
Consigli:
● Scegliere Pitina di qualità, preferibilmente IGP, a garanzia dell’origine e della lavorazione tradizionale.
● Conservare la Pitina in un luogo fresco e asciutto, avvolta in un canovaccio di cotone o carta per alimenti.
● Prima di consumarla cruda, togliere la farina di mais in eccesso con un coltello.
● Sperimentare diverse ricette e abbinamenti per scoprire il proprio modo preferito di gustare la Pitina.

Prosciutto di San Daniele Dop, scopri la storia

Se sei un amante o un estimatore del Prosciutto Crudo di San Daniele DOP.. questo articolo susciterà la tua curiosità!

Primi cenni storici

I primi riferimenti storici alla produzione di prosciutto a San Daniele risalgono all’epoca dei Celti, che usavano i maiali come fonte di cibo. Reperti archeologici nella Chiesa di San Daniele in Castello indicano che i maiali erano già utilizzati per l’alimentazione tra l’XI e l’VIII secolo a.C..

Nel Medioevo, l’allevamento dei suini e la norcineria si svilupparono ulteriormente, rendendo la carne di maiale una parte sempre più importante della dieta friulana. Un manoscritto del 1453, “De Conservanda Sanitate”, del medico Geremia Simeoni, suggeriva di consumare come antipasto le parti magre del maiale conservate sotto sale.

Nel 1563, durante il Concilio di Trento, i delegati consumarono una notevole quantità di prosciutto di San Daniele, come testimoniato da un documento del 1° luglio 1563.

La reputazione del prosciutto crebbe nel corso dei secoli, tanto che nel 1798 gli ufficiali dell’esercito napoleonico ne saccheggiarono una grande quantità, insieme ai tesori della Biblioteca Guarneriana. Dopo l’annessione del Friuli al Regno d’Italia nel 1866, il prosciutto di San Daniele si diffuse in tutto il paese e nelle corti europee.

Perché proprio San Daniele?

Il prosciutto si produce a San Daniele grazie a una combinazione unica di fattori che si trovano in questa specifica area geografica.

San Daniele del Friuli  S.Daniele del Friuli.

Microclima: La posizione geografica di San Daniele del Friuli crea un microclima ideale per la stagionatura del prosciutto. Situata tra le Prealpi Carniche e il Mare Adriatico, la città gode di una ventilazione costante dovuta all’incontro tra la brezza marina calda e umida proveniente dal mare Adriatico e i venti freddi che scendono dalle Alpi. Il fiume Tagliamento svolge un ruolo fondamentale in questo processo, agendo come un “climatizzatore” naturale e regolando il flusso d’aria, la temperatura e l’umidità.

Territorio: L’orografia del territorio, con la sua origine morenica, conferisce al terreno un’elevata capacità igroscopica, favorendo il drenaggio dell’umidità, fattore essenziale per la stagionatura del prosciutto.

Tradizione: Le origini della produzione di prosciutto a San Daniele sono antiche e risalgono, come citato sopra, ai Celti. La storia appunto testimonia come la produzione di prosciutto in questa zona sia stata costante e apprezzata nei secoli.

La combinazione di questi fattori – il microclima unico, le caratteristiche del territorio e la lunga tradizione – ha reso San Daniele il luogo ideale per la produzione di questo prosciutto, conferendogli un sapore e un aroma unici e inimitabili.

Qual è l’origine del nome “prosciutto”?

L’origine del nome “prosciutto” è da ricercarsi nel latino. Gli studiosi hanno identificato due possibili origini della parola:

Pro + exsuctus: Alcuni ritengono che derivi dalla particella pro, che indica l’anteriorità di un’azione, e da exsuctus, participio passato del verbo exsugere, che significa “spremere” o “inaridire”.

Prae suctus: Altri studiosi propendono per prae suctus, che significa “succhiato”.

Entrambe le ipotesi, comunque, si riferiscono al processo di lavorazione della carne e alla sua stagionatura.

Perché la caratteristica forma a “chitarra”?

Prosciutti Bagatto

Il Prosciutto di San Daniele DOP è noto per la sua caratteristica forma “a chitarra”, che viene creata durante la fase di pressatura del processo produttivo. Durante la pressatura, la coscia di suino viene pressata uniformemente per 24-48 ore, il che fa sì che i liquidi in eccesso vengano drenati e la coscia assuma la sua forma unica.

Questa forma non è solo una caratteristica estetica, ma è anche importante per garantire una stagionatura ottimale. È tra l’altro, un tratto distintivo e riconoscitivo “chiave” di questo prosciutto rispetto ad altri.

La materia prima è importante

Le materie prime utilizzate esclusivamente per la produzione del Prosciutto di San Daniele DOP sono cosce di suino selezionate e sale marino.

Il disciplinare di produzione del Prosciutto di San Daniele DOP specifica che non vengono utilizzati conservanti nella produzione del prosciutto. I suini devono essere nati, allevati e macellati in Italia,  in particolare in dieci regioni del centro – nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo). Il microclima unico di San Daniele del Friuli, come specificato sopra,  è anche considerato un fattore chiave nella produzione del Prosciutto di San Daniele DOP, anche se non è una “materia prima”, ma è estremamente fondamentale per garantirne il sapore caratteristico.

 

…adesso che hai qualche nozione in più in merito a quanto sia buono e speciale questo prodotto, non ti rimane che provarlo! Trovi qui i nostri! -> PROSCIUTTO S. DANIELE DOP

Come si distingue il prosciutto San Daniele DOP

Il prosciutto San Daniele DOP è un’eccellenza italiana, che nasce a San Daniele del Friuli, rinomata per il suo sapore unico e per la sua ottima qualità.

Questo prodotto della gastronomia friulana rappresenta secoli di tradizione artigianale, con le sue caratteristiche distintive e la sua tipicità, custodite dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele.

Leggi questo articolo per scoprire come riconoscere l’autenticità di questo prosciutto, grazie al marchio, al territorio di produzione e alle caratteristiche uniche di aroma, gusto, forma e consistenza.

Come riconoscere il prosciutto San Daniele DOP autentico

L’aspetto chiave più importante ed evidente per poter identificare un autentico prosciutto San Daniele è il marchio a fuoco del consorzio, che rappresenta un segno distintivo di garanzia di qualità e controllo.

Come nasce il marchio?
Negli anni ‘60 nasce il disciplinare di produzione di questo prosciutto, con lo scopo di regolare la produzione del San Daniele DOP e di sottoporlo a rigorosi controlli. Questi controlli sono effettuati sull’allevamento, verificando l’origine della carne e il tipo di alimentazione degli animali; ma anche sulle cosce che arrivano a San Daniele.

Negli anni ‘80 il disciplinare di produzione è passato ad un ente terzo di certificazione, chiamato IFCQ, che si occupa di marchiare le cosce che sono in possesso di tutti i requisiti, a seguito di controlli su allevamenti e produttori.

Il marchio a fuoco permette anche di conoscere la data di inizio della stagionatura!

dop Inoltre, il prosciutto di San Daniele è certificato DOP (Denominazione di Origine Protetta), poiché può essere prodotto solo in una determinata zona geografica. Se vuoi scoprire di più sulle varie denominazioni dei prodotti, come DOP, DOC, IGP e così via, ti consigliamo di leggere il nostro articolo a riguardo, che trovi qui!

Il territorio di produzione

Nel caso del San Daniele la zona geografica di produzione è molto ristretta, infatti include solamente il comune di San Daniele. Questa area particolarmente ristretta assicura l’accesso del prodotto al particolare microclima del luogo.

san daniele del friuliIl paese di San Daniele del Friuli si trova a metà strada fra le Prealpi Carniche e il Mare Adriatico, ad un’altitudine di 252m slm. Questo paese è immerso in un bellissimo paesaggio collinare, ricco di corsi d’acqua, di laghi e di vasti boschi. Esplorando la cittadina, si possono visitare monumenti artistici, come la Chiesa di Sant’Antonio Abate, che conserva un meraviglioso ciclo di affreschi rinascimentali, o il Duomo.

Inoltre, a San Daniele è possibile visitare la più antica biblioteca della regione, ovvero la Biblioteca Guarneriana.

Fra le varie specialità del luogo, oltre al prosciutto, è nota anche la trota, che viene allevata nelle acque del fiume Tagliamento.

Le caratteristiche uniche del San Daniele DOP

Il prosciutto San Daniele DOP si riconosce grazie alle sue caratteristiche uniche, che è possibile apprezzare con tutti e cinque i sensi, dal gusto, all’olfatto e alla consistenza!

Forma e dimensioni
Questo prosciutto si distingue da qualsiasi altro prosciutto crudo perché viene mantenuta la zampa per intero. Essa è importante nel processo di stagionatura, in quanto permette all’umidità di evaporare verso l’alto, grazie all’osso poroso.

Dunque, se un prosciutto non ha la zampa non si tratta di un San Daniele DOP!

La tipica forma a chitarra che lo contraddistingue è ottenuta attraverso il procedimento della pressatura.

Colore e consistenza
Il colore della fetta di prosciutto varia dal rosa al rosso, mentre il grasso è bianco o leggermente rosato. Per quanto riguarda la consistenza, con una corretta stagionatura mantiene l’elasticità, ma anche la compattezza.

Il gusto
Il prosciutto di San Daniele DOP intorno al tredicesimo mese di stagionatura raggiunge il bouquet aromatico che lo caratterizza.

Per poter controllare gli aromi del prosciutto durante la stagionatura, può essere utilizzato un ago o un ossicino di cavallo lungo e appuntito, che viene inserito nella coscia e che trattiene i profumi con la sua porosità.

Come ci spiega il Prosciuttificio Prolongo nel video che trovi qui, sono principalmente due i profumi che si riscontrano:

  • quello della parte grassa, dall’aroma che richiama il burro di malga, con sentori di fieno e, in alcuni casi, con una piccola nota acida;
  • quello della parte magra, che si sviluppa grazie all’aumento della temperatura estiva, che fa partire una fermentazione enzimatica. Questa parte presenta accenni di nocciola, soprattutto se viene stagionato in modo naturale.

Questi aromi delicati sono indici di una corretta stagionatura e creano un’esperienza sensoriale unica con ogni fetta di San Daniele.

La fetta perfetta si ottiene quando si allineano i tempi di stagionatura della parte grassa e della parte magra. Quella grassa deve avere una buona profumazione e deve perdere fibrosità, mentre quella magra deve essere caratterizzata da compattezza ed elasticità.

Scopri il prosciutto San Daniele DOP sul nostro sito, creato direttamente dai piccoli produttori locali, che si impegnano a creare un prodotto eccellente, genuino e inconfondibile!

Se vuoi scoprire di più su questo tesoro culinario friulano, puoi visitare il sito del Consorzio, qui, e leggere gli altri articoli a riguardo che trovi nel nostro Food Blog.

Breve guida al prosciutto di San Daniele DOP

Fra le varie specialità friulane, il prosciutto crudo di San Daniele DOP è sicuramente uno dei prodotti più apprezzati per la sua qualità e il suo gusto delicato e inconfondibile.

Se l’hai già assaggiato, saprai sicuramente riconoscere il suo aroma caratteristico, dato dai pochi ingredienti selezionati con cui viene prodotto questo prosciutto e dalla dedizione degli artigiani che lo producono.

Se sei curioso di scoprire qualche consiglio per gustare al meglio il prosciutto di San Daniele, leggi l’articolo!

Il prosciutto crudo di San Daniele DOP

prosciutto di san daniele intero disossatoCome afferma il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che si occupa di tutelare la qualità dell’alimento, gli unici ingredienti utilizzati per la sua produzione sono le cosce di suino allevato in Italia, il sale marino e il microclima caratteristico di San Daniele. Anche se può non sembrare un ingrediente vero e proprio, quest’ultimo gioca un ruolo fondamentale nella produzione e senza di esso il prosciutto non avrebbe il suo inconfondibile aroma.

La lavorazione artigianale del prosciutto avviene nel rispetto di una tradizione tramandata attraverso le generazioni da secoli!

Se sei interessato a conoscere la storia e le fasi di produzione del San Daniele, puoi visitare il sito del Consorzio e leggere il nostro articolo, che trovi qui.

Ora passiamo alla nostra breve guida, comprensiva di qualche consiglio pratico per gustare appieno questo prodotto unico. Ti accompagneremo dal momento della scelta e dell’acquisto a quello della conservazione!

Prima di tutto, che parte del prosciutto scegliere?
La nostra risposta è: dipende! Sia dai tuoi gusti personali che da eventuali necessità per l’utilizzo in cucina nelle tue ricette.

Per aiutarti nella scelta, ecco le diverse parti da cui è composto il prosciutto, con le relative caratteristiche:

  • il fiocco, ovvero la parte più magra della coscia, caratterizzata anche dal gusto molto saporito;
  • la culatta, detta anche punta, che è particolarmente marmorizzata perché il grasso e la parte magra si fondono. La fetta di culatta risulta burrosa e carica di profumo;
  • lo stinco, o gambuccio, è la parte finale della coscia, protetta interamente dalla cotenna. Questa parte è la più dolce e morbida del prosciutto.

A questo punto, resta un’altra domanda da farsi, ovvero “con o senza cotenna”?
Anche in questo caso, dipende dai gusti personali e, soprattutto, da questioni più pratiche. Infatti, il prosciutto senza cotenna è senza dubbio il più “comodo”, perché è già pulito e pronto per essere tagliato e servito in tavola.

Un consiglio in più…
Puoi tagliare il prosciutto di San Daniele DOP a mano, ma ti consigliamo di farlo con l’affettatrice se ne hai la possibilità per creare delle fette più sottili e uniformi, pulendo mano a mano dalla cotenna se presente.

A questo proposito, come deve essere la fetta perfetta di prosciutto? Ce lo spiega il Prosciuttificio Prolongo nel video che trovi qui sotto!

La fetta perfetta si ottiene quando si riescono ad allineare i tempi di stagionatura della parte grassa e di quella magra. La parte più grassa deve avere una buona profumazione, non essere eccessivamente fibrosa e amalgamarsi con la parte magra, che è compatta ed elastica. Questa situazione viene raggiunta intorno ai 18 mesi di stagionatura.

Infatti, da disciplinare di produzione, il San Daniele ha una stagionatura minima di 13 mesi, fino ad arrivare a 24 mesi.

Come conservare il prosciutto

A seguito dell’acquisto del prosciutto di San Daniele, bisogna conservarlo nel modo giusto per mantenere intatte le sue caratteristiche uniche e il suo aroma. Ecco come fare…

Puoi trovare il buonissimo prosciutto di San Daniele DOP sul nostro sito, creato con tanta passione e dedizione direttamente dai produttori del Friuli. Scopri i produttori qui!

Tutti i nostri prosciutti viaggiano con trasporto refrigerato e rigorosamente sottovuoto, per preservarli dalla partenza all’arrivo del prodotto.

Naturalmente, il metodo di conservazione varia se il prodotto non è ancora stato aperto o se è già stato tirato fuori dalla confezione:

  • il prosciutto disossato confezionato si conserva in frigorifero fino a 6 mesi;
  • il prosciutto, una volta aperto, va tenuto in frigorifero ad una temperatura da +4°C a + 7°C.

Inoltre, ti consigliamo di mettere un panno umido o un velo di pellicola sottile sul taglio per proteggerlo.

A questo punto non ti resta che gustare questa eccellenza gastronomica della regione con qualche crostino e qualche buon formaggio artigianale della tradizione friulana, come il Montasio DOP. Buon appetito!

Il Prosciutto di San Daniele DOP: un’eccellenza gastronomica

Il prosciutto di San Daniele DOP è uno dei gioielli della gastronomia italiana, un prodotto di ottima qualità e dal gusto unico e inconfondibile, che incarna secoli di tradizione artigianale.
La sua eccellente qualità è custodita dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che si occupa di “salvaguardare la tipicità e le caratteristiche del prodotto”.

Leggi questo articolo per scoprire le origini di questa eccellenza friulana, la sua produzione e qualche curiosità interessante!

Storia e origini del prosciutto di San Daniele DOP

La storia del prosciutto di San Daniele ha radici molto più antiche di quanto si possa immaginare, risalendo addirittura all’epoca protostorica, fra l’XI e l’VIII secolo a.C.
Infatti, come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici emersi dalle indagini condotte nella Chiesa di San Daniele in Castello, risulta che già a quell’epoca la carne di maiale veniva utilizzata per l’alimentazione a San Daniele del Friuli. È invece nel Medioevo che si sviluppano le pratiche dell’allevamento e della norcineria.

Una curiosità storica…
Nel 1798 gli ufficiali dell’esercito napoleonico furono così colpiti dal gusto del Prosciutto di San Daniele, che decisero di rubarne una grande quantità insieme ai gioielli custoditi nella Biblioteca Guarneriana.

Scopri di più sulla storia del Prosciutto di San Daniele DOP sul sito del Consorzio!

prosciutto san daniele dop prosciuttificio prolongoLa produzione del prosciutto di San Daniele DOP

Prima di affrontare le diverse fasi di produzione di questo prosciutto, è necessario distinguere le parti che lo compongono.

Il Prosciutto di San Daniele DOP può essere suddiviso in 3 parti principali, ognuna caratterizzata da un sapore diverso:

  • il fiocco, che è la parte più magra della coscia ed è molto saporito;
  • la culatta, detta anche punta, che è molto marmorizzata perché il grasso e la parte magra si fondono. La fetta di culatta risulta burrosa e carica di profumi;
  • lo stinco, o gambuccio, che è la parte finale della coscia, protetta interamente dalla cotenna. Questa parte è la più dolce e morbida del prosciutto.

Guarda il video in cui il Prosciuttificio Prolongo illustra le diverse delle parti del prosciutto!

prosciutti san daniele dop

Il processo di produzione del Prosciutto di San Daniele richiede tempo, cura e molta attenzione ai dettagli.

Partiamo dalla base… gli ingredienti!
Come afferma il Consorzio, “cosce di suino allevato in Italia, sale marino e il caratteristico microclima di San Daniele del Friuli” sono gli unici tre ingredienti di questo prosciutto. Infatti, il microclima di San Daniele gioca un ruolo fondamentale nella creazione del prosciutto e del suo inconfondibile aroma.

La lavorazione artigianale del prosciutto avviene nel rispetto di una tradizione tramandata da secoli attraverso le generazioni. L’assenza di conservanti artificiali e l’utilizzo del sale marino esaltano il sapore autentico del prosciutto.

Vediamo adesso le diverse fasi di produzione:

  1. La prima fase è quella della selezione e rifilatura delle cosce, che, dopo aver passato il preliminare controllo di conformità, sono rifilate e conservate per circa 24 ore a bassa temperatura per rassodare la parte magra.
  2. La seconda fase è quella della salatura. Dopo essere state raffreddate, le cosce vengono ricoperte di sale marino e rimangono sotto sale per un numero di giorni che equivale al loro peso in chili, come da tradizione.
  3. La terza fase è quella della pressatura, in cui viene rimosso il sale residuo dalle cosce, che vengono poi pressate per dare alla carne la consistenza idonea alla stagionatura.
  4. In seguito alla pressatura, le cosce di prosciutto sono lasciate a riposare in ambienti con temperatura e umidità ottimale, fino al quarto mese.
  5. Successivamente al riposo, il prosciutto è lavato con getti d’acqua, per tonificare la carne e stimolare la maturazione.
  6. La sesta fase è quella dell’asciugatura, in cui, per circa una settimana, la carne è fatta “rinvenire” a temperature medie.
  7. In seguito avviene la stagionatura delle cosce, che sono trasferite in saloni appositi con temperatura e umidità naturali. Da disciplinare, la stagionatura si protrae “almeno fino al quattordicesimo giorno dall’inizio della lavorazione
  8. L’ottava fase è quella della sugnatura. Un impasto di grasso e farina, chiamato “sugna”, è applicato sulla parte esposta della carne, che non è ricoperta dalla cotenna.
  9. Il penultimo passaggio è quello della puntatura, in cui viene inserito un osso di cavallo in alcuni punti della coscia per controllare gli aromi e i profumi. Questa fase serve per capire a che punto è la stagionatura del prosciutto.
  10. Infine, avviene la marchiatura a fuoco, “dopo quattrocento giorni dall’inizio della lavorazione”, solamente per i prosciutti che rispettano i requisiti del Disciplinare di Produzione.

A questo punto il prosciutto di San Daniele DOP è pronto per essere commercializzato e per arrivare sulla tua tavola.

Qualche consiglio in più

Adesso conosci come viene prodotto il prosciutto di San Daniele DOP, ma non vogliamo lasciarti così, ecco qualche consiglio per godertelo al meglio!

LA FETTA PERFETTA
Se ti sei mai chiesto come dovrebbe essere la fetta perfetta di prosciutto, lo spiega il Prosciuttificio Prolongo!
La fetta perfetta si ottiene quando si riescono ad allineare i tempi di stagionatura della parte grassa e di quella magra. La parte grassa deve perdere fibrosità, avere una buona profumazione e amalgamarsi con la parte magra, che è caratterizzata da compattezza ed elasticità. Tutto questo viene raggiunto intorno ai 18 mesi di stagionatura.

CONSERVAZIONE
Dopo aver comprato il prosciutto, sai come conservarlo? Ecco una breve guida su come conservare al meglio il prosciutto di San Daniele, per preservare le sue caratteristiche uniche e il suo aroma!

Prima di tutto, se lo acquisti sul nostro sito, tutti i nostri prosciutti viaggiano con trasporto refrigerato e rigorosamente sottovuoto, per preservarli dalla partenza fino all’arrivo.
Il prosciutto disossato e confezionato si conserva in frigorifero fino a 6 mesi. Una volta aperto, va tenuto nel frigorifero a una temperatura da +4°C a +7°C.
Per proteggerlo, metti un panno umido o un velo di pellicola sottile sul taglio.

CON O SENZA COTENNA?
È una domanda comune che ha una risposta molto semplice: dipende! Infatti, non c’è una versione migliore dell’altra.
Senza dubbio, il prosciutto più pratico è quello senza cotenna, perché è già “pulito” e pronto per essere tagliato.

Per quanto riguarda il taglio, si può tagliare a mano o, meglio ancora, con l’affettatrice, pulendolo man mano dalla cotenna, qualora vi sia.

3 Abbinamenti

Per concludere, ecco qualche abbinamento per gustare al meglio questo eccellente prosciutto!

Il tagliere tradizionale
Se hai programmato un aperitivo e vuoi stupire i tuoi ospiti con un tagliere semplice ma speciale, prova il prosciutto crudo di San Daniele DOP con qualche formaggio della tradizione, come il Latteria o il Montasio DOP e qualche crostino. Aggiungi un bel bicchiere di vino rosso friulano e l’aperitivo è pronto!

Il Pic Nic Friulano
Uno dei modi migliori per godersi una bella giornata di sole è proprio un pic nic e il prosciutto crudo di San Daniele DOP di certo non può mancare nel cestino! Trovi qui la box che contiene tutti gli ingredienti per fare un Pic Nic 100% friulano!

Una combinazione da non perdere
Il vino Ramandolo è un vino passito “dolce e non dolce”, che si presta molto bene all’abbinamento con la pasticceria secca, ma soprattutto con i formaggi e il prosciutto di San Daniele DOP… che è l’abbinamento migliore!

A questo punto non ti resta che assaggiare e gustare qualche fetta di questo meraviglioso prosciutto! Buon appetito!

La Pitina: un salume friulano d’eccellenza

Cos’è la Pitina: la sua origine

La Pitina è un salume che deve la sua origine alle zone montane del Friuli Venezia Giulia, in particolare le tre valli della Val Tramontina, Valcellina e Val Colvera. Si tratta di un salume di umile origine ottenuto dall’affumicatura e stagionatura di un impasto di più carni che venivano lavorate dalle comunità del territorio per far fronte alla necessità di conservare la carne il più a lungo possibile. Questo cibo è il frutto di una lunga tradizione caratterizzata da un’economia di sopravvivenza che ha fatto sorgere il bisogno di inventare nuove tecniche di conservazione per conservare la poca carne disponibile.

L’origine della Pitina è legata alla necessità delle popolazioni montane di conservare la carne il più a lungo possibile, al fine di avere una buona scorta di proteine da consumare durante l’inverno. Quando c’era a disposizione della carne, questa non veniva mangiata tutta subito ma spesso veniva usata per fare la Pitina: le parti meno pregiate venivano battute fino a diventare una poltiglia che si divideva poi in piccole polpettine.

Queste polpette venivano impanate nella farina di polenta, l’unica cosa che le rendeva edibili e soprattutto, l’unica cosa disponibile nelle case dal momento che i maiali in montagna non venivano allevati. La Pitina è un salume infatti, non un insaccato, come molti credono quando chiedono se devono togliere il budello prima di mangiarla. In montagna i maiali erano difficili da gestire perché, essendo onnivori, erano un diretto concorrente dell’uomo per quanto riguarda l’alimentazione. Nelle zone montane era molto più diffuso l’allevamento di erbivori perchè grazie alla loro alimentazione e alla produzione di latte risultavano in sintonia con i bisogni dell’uomo.

Il tradizionale metodo di produzione

Il nome “Pitina” si è originariamente diffuso in Val Tramontina, i primi produttori dei quali è rimasta traccia sono gli abitanti che nel 1800 vivevano nelle frazioni di Inglagna e Frassaneit, nel comune di Tramonti di Sopra. Come anche il resto dei salumi, veniva prodotta nei mesi invernali, quando il clima risulta asciutto e si riesce a maturare la carne senza problemi e senza fare muffe.

La ricetta originaria prevede ingredienti poveri come ad esempio le parti delle carni meno pregiate che venivano sgrossate, ripulite dalle componenti adipose e dai tendini. L’impasto era costituito da una parte, prevalentemente magra, di carne di specie ovina, caprina, capriolo, daino, cervo e camoscio e una parte, prevalentemente grassa, di pancetta o spallotto di suino. Nella preparazione dell’impasto le carni venivano sminuzzate su un tagliere chiamato “pestadoria” con un pesante coltello chiamato “manarin” e quindi ricomposte in polpettine con l’aggiunta di una concia, costituita da sale, pepe, aglio, vino rosso ed erbe aromatiche. Le polpettine, chiamate Pitine, venivano poi passate nella farina di mais e quindi messe ad asciugare al fumo del camino, chiamato “fogher” o “fogolar”. Dopo essere stata affumicata, comincia la stagionatura, processo che permette di soddisfare l’esigenza, dettata dalla povertà, di conservare più a lungo i cibi.

L’affumicatura fortuita

L’affumicatura, insieme al sale, avevano lo scopo di conservare la Pitina per lunghi periodi. Nonostante il sale fosse il principale conservante, anche il fumo aiutava la conservazione. È interessante conoscere una curiosità che si cela dietro la sua affumicatura. La storia dell’affumicatura si lega alle antiche abitazioni di montagna, nelle quali ci si riscaldava con la legna che produceva molto fumo anche all’interno delle case. Non era raro infatti che anche le persone avessero i vestiti intrisi dell’odore di fumo.

A quell’epoca l’affumicatura non era stata pensata appositamente per la conservazione ma era il risultato del processo di produzione del tutto naturale. In altre parole, come tutti i salumi anche la Pitina ha bisogno della fase di fermentazione, momento in cui avvengono le trasformazioni chimiche per le quali i salumi si stagionano e si conservano anche a temperatura ambiente e per un lungo periodo. Per procedere con la fermentazione, c’era bisogno di calore, veniva così messa nel “fogolar” in cui ovviamente era presente anche del fumo: in questo senso la Pitina veniva affumicata naturalmente.

Lo scopo principale infatti era quello di far asciugare la carne per velocizzare la fermentazione e procedere con la stagionatura ma, allo stesso tempo, avveniva un’affumicatura quasi per caso. Le umili condizioni in cui vivevano le popolazioni di montagna tendevano a rendere ogni attività molto produttiva per cui il “fogolar” che riscaldava le case soddisfava più bisogni: quello di proteggersi dal freddo, quello di cucinare e per quanto riguarda la Pitina, grazie al calore fermentava, si asciugava e si affumicava.

Pitina IGP

La Pitina non può essere chiamata tale se non è presente la certificazione IGP che attesta e garantisce le specificità geografiche del prodotto. La certificazione tutela anche il consumatore poichè lo rende consapevole delle caratteristiche del prodotto che sta mangiando e dei suoi metodi di produzione.

Marchio UE dei prodotti IGP
Marchio UE dei prodotti IGP

Come si mangiava una volta e come si mangia oggi

Soprattutto per questioni igieniche, originariamente la Pitina si mangiava esclusivamente cotta per aver la sicurezza di mangiare un cibo che non causasse problemi. A quell’epoca infatti rappresentava l’unica scorta di proteine presente nelle case, da consumare nei mesi invernali. Veniva solitamente cucinata nel brodo, mangiata con la polenta o in alternativa, utilizzata nelle zuppe per insaporirle. I piatti che si preparavano erano caratteristici di un’economia di sussistenza per cui non erano molto elaborati.
Oggi invece, si mangia soprattutto cruda e il suo uso più particolare è legato all’estro degli chef. Il suo uso odierno rispecchia le esigenze di oggi e molto spesso la possiamo trovare anche in piatti gourmet.

La chef Lorena De Sabata ha ideato per Fattorie Friulane una ricetta in cui la Pitina è protagonista, scopri la Ricetta dell’orzotto! Per la preparazione dell’orzotto servono prodotti di qualità che puoi trovare nel nostro e-commerce fattoriefriulane.it!

 

INGREDIENTI
Orzo
Asparagi bianchi interi e in crema
Pitina
Olio Extravergine
Formaggio stravecchio
Verdure fresche per la preparazione del brodo

PROCEDIMENTO
Tagliare le verdure, metterle in una pentola con dell’acqua per la preparazione del brodo. Portare a bollitura il tutto. In un’altra pentola soffriggere con l’olio extravergine il cipollotto tagliato in piccoli pezzi. Aggiungere l’orzo, un pugno per porzione e cominciare a ricoprirlo con il brodo. Ogni volta che si asciuga, aggiungere altro brodo. A cottura ultimata, aggiungere la crema di asparagi, 2 cucchiai a persona. Mescolare il tutto e mantecare con l’olio extravergine che grazie al suo sapore si abbina molto bene agli asparagi. Per aggiungere sapore, grattugiare un po’ di formaggio stravecchio.
Per l’impiattamento aggiungiamo gli asparagi interi e la Pitina tagliata a cubetti. Buon appetito!

La Pitina di Borgo Titol

Logo Borgo Titol
Logo Borgo Titol

L’azienda Agricola e Agriturismo Borgo Titol è uno dei produttori di Pitina IGP del Friuli Venezia Giulia che si trova nel cuore delle Dolomiti Friulane. Borgo Titol produce formaggi e salumi tipici e mette a disposizione delle camere dove soggiornare per godersi il bel paesaggio e il buon cibo. L’azienda fa parte di un’associazione formata da quattro produttori di Pitina che permette di essere tutelati nell’uso del marchio.

Pitina IGP di Borgo Titol
Pitina IGP di Borgo Titol

Abbiamo chiesto al proprietario di Borgo Titol chi compra la Pitina e se ci sono dei clienti affezionati a questo alimento, ci ha risposto: “La comprano sia persone giovani sia persone anziane. C’è anche chi viene apposta per il comprarla. Una volta, un signore è arrivato apposta da Milano per comprare la Pitina, ha soggiornato da noi per due giorni e alla fine è tornato con una grande scorta, anche per i suoi amici. Insomma, chi viene qui, spesso non va via senza la nostra Pitina.”

Approfondimenti

La Pitina ha ricevuto vari riconoscimenti: